Seconda Assemblea sinodale
31 marzo 3 aprile 2025
Città del Vaticano

Una chiesa più matura: la sinodalità accolta ed esercitata da tutta l’assemblea.
Una scelta forte, espressione di una maturazione avvenuta in questi giorni a Roma. Essere fedeli alla sinodalità è un atto di grande responsabilità del cammino sinodale altrimenti il processo non funziona: questo è l’atto più significativo espresso in questi giorni nella seconda assemblea sinodale composta da oltre mille delegati della Chiesa italiana. Quando apri processi non puoi prevedere dove la strada ti condurrà e così è avvenuto in questi giorni. La presentazione di un documento di sintesi, le 50 proposizioni, che non ha soddisfatto le aspettative dei delegati e di tutti coloro che hanno lavorato in questi quattro anni, confrontandosi, elaborando proposte, indicando prospettive, e rappresentando istanze di una società e di una chiesa che è cambiata e cammina insieme ai tempi nuovi, che verranno ma che già bussano alle porte o alle finestre che non possono continuare ad essere socchiuse ma che si spalancano per far entrare aria rigenerativa.
Ripercorriamo i momenti: nella plenaria di martedì mattina il 95 % degli interventi dei delegati avevano manifestato una contrarietà significativa al documento delle 50 proposizioni. Un confronto franco. Un assemblea viva, reattiva che è intervenuta criticando nei tanti interventi (51) il documento delle proposizioni perché inadeguato, troppo asciutto e sintetico che svuotava di contenuto le proposizioni rispetto ai temi e alle questioni che viceversa avevano trovato spazio soddisfacente e forma condivisa nello Strumento di lavoro e nei Lineamenti prima, a dimostrazione di una ricchezza di scrittura a più mani che raccoglieva in toto le tematiche aperte alla possibilità di conseguire insieme passi in avanti. Già all’arrivo lunedì a Roma si erano percepiti nei delegati delusioni e sorpresa per un testo che non rappresentava il cammino svolto in quattro anni di lavoro. Non solo i contenuti ma anche tutta la metodologia dei possibili emendamenti necessitava di essere rimessa in discussione perché limitante e in direzione contraria allo spirito che fino ad ora aveva soffiato…ma i processi come si diceva quando li apri non sai dove ti portano e dunque l’assemblea è stata capace di chiedere di fermarsi e ristabilire insieme una modalità per riprendere il cammino.
Dai 28 gruppi di lavoro sono emersi molti emendamenti, tanti da ritenere di dovere avere ancora un tempo a disposizione necessario per poter rielaborare le proposizioni, un ripensamento globale del testo e non solo l’aggiustamento di alcune sue parti. Nessun esitamento nell’accogliere le indicazioni emerse nell’assemblea insieme a tutti gli emendamenti raccolti dai gruppi di lavoro e ridefinire la mappa di un buon proseguimento. Grande trasparenza e ascolto, una dimensione di comunità. Una bellissima esperienza di vera chiesa sinodale.
Così questa mattina all’assemblea conclusiva è stata presentata una mozione votata a maggioranza che definisce la necessità di un maggiore tempo per la redazione finale del testo, (sarà redatto dalla presidenza, dal comitato e dai facilitatori) e di una nuova convocazione dell’assemblea per votare il documento delle proposizioni fissata al 25 ottobre 2025. Conseguentemente viene rinviata l’assemblea generale della CEI del 25-27 maggio al 23 novembre 2025. Indicativa l’eccezionalità di questa decisione presa dal Consiglio episcopale permanente, che si è riunito in sessione straordinaria ieri sera. Sono passaggi che fanno riflettere, e il vento soffia davvero anche quando scompiglia tutto e ti spinge dove non ti sembrava di dover andare.

PAOLA SANI

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