Sui tavoli del Sinodo la medesima speranza che da più di cinquant’anni…
Assieme a Roberto Fiorini, ha partecipato alla prima assemblea del Sinodo italiano anche Claudio Suetti, infermiere nel Centro di Cure Palliative Pediatriche del Bambino Gesù a Roma.
Carissimi PO,
nella speranza che non vuole essere solo un illusione, provo a scrivervi le mie impressioni sul sinodo e già dall’inizio nel mentre cerco le parole non posso nascondervi la lotta che si agita in me tra la mia speranza che sia veramente una rinascita della Chiesa oppure solo un parto d’aria.
Sono due le parole che mi hanno colpito maggiormente fin dall’inizio della relazione introduttiva di Don Matteo Zuppi: “desertificazione spirituale” e “minoranza creativa”, non due parole tra tante ma due binari sui quali ognuno dei partecipanti era invitato a muoversi.
Ho avuto la netta impressione che in tutti i tavoli si lavorasse alla ricerca di un orizzonte nel quale la desertificazione non divenisse morte e la minoranza non si trasformasse in solitudine, questa “l’urgenza” alla quale il sinodo è “ufficialmente” chiamato; lavorare interpretando la desertificazione spirituale come un tempo di purificazione e la minoranza creativa come il resto del popolo purificato.
Non più una profezia ma una NECESSITA’.
Tuttavia non posso nascondervi che proprio quella lotta tra la speranza di assistere ad un parto di vita e la disillusione dell’ennesimo parto d’aria echeggiava su ogni tavolo.
Proprio quella medesima speranza che dal profondo del cuore in modo profetico già albergava nel petto di ogni PO da più di cinquant’anni, è ora su quei tavoli sinodali.
Questo è quello che mi sembra di poter testimoniare.
Un caro saluto.
Don Claudio.