Nell’ormai lontano 2 marzo 2010, don Luisito Bianchi mi scriveva:

Carissimo don Adelelmo – così mi chiamava, col mio primo nome al civile: eravamo amici (lui cremonese di nascita, a Vescovato; io cremonese di adozione, a Ostiano che dista pochi chilometri da Vescovato) – ho ricevuto ieri la rivista PRETIOPERAI; come sempre, bella. Ho letto con partecipazione e ammirazione “In giro per l’Italia” di Mario Signorelli.

In questo mese di marzo esce anche un mio libretto, presso un editore di Napoli sulla ‘Gratuità del ministero’, che termina con questa annotazione: “Ventinove anni fa (scritto nel 1996), il giorno di sant’Agata, entravo alla Montecatini di Spinetta Marengo come operaio chimico. Queste righe, almeno così partigiane, non sarebbero state possibili se non ci fosse stato quel 5 febbraio”.

Una nota umoristica: il mio amico storico don Carlo Bellò mi diceva l’origine della sedia stercoraria. La spiegazione non è così ascetica come quella data da Mario a Iesa da Dino Fabiani. Sembra che ci fosse stata una papessa, la papessa Giovanna. Allora i cardinali inventarono il modo per controllare il sesso del nuovo eletto: la comoda! Certo è più Boccaccio che Vannucci, ma te la vendo per sorridere. Tutto può essere…

Comunque è stato un piacere fare di tutto questo un’occasione per salutarti e abbracciarti in ricordi che sono ormai dolcissime memorie.

Come si vede, puoi aprire il libro della storia dei pretioperai e li trovi sempre sul pezzo.

Gianni Alessandria

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