l'etichetta

Il lavoro è entrato nella mia vita di prete come normalità. Non mi sono mai sentito preso in mezzo da due professioni, quasi che l’una rendesse impossibile o sacrificasse l’altra.
Oppure in difficoltà o insoddisfatto del mio lavoro di prete fino a cercare un altro lavoro che mi rendesse interessante agli occhi degli altri.
E continua a sorprendermi la meraviglia, lo «scandalo» o la sorpresa della gente, come se incontrassero un medico o un ingegnere che, dopo anni di studio, in vista di un posto di prestigio meritato, decidono di compiere lavori duri ed anonimi. Per me una cosa non è mai entrata in contrasto con l’altra. E l’etichetta di preteoperaio me la porto addosso volentieri.
(Luigi Sonnenfeld)

il sogno

Mi è stato dato di non potere restare a guardare lo scorrere del fiume seduto comodamente tra i fiori e l’erba dell’argine.
Sono stato preso e gettato nel turbinio della corrente e ne sono stato travolto. Non voglio essere tratto in salvo.
Ma semplicemente fare qualcosa per logorare gli argini e sfondarli nella fiducia che la fiumana abbia a straripare, a inondare e dilagare deserti assetati.
Se questo sogno non dovesse farsi realtà nella storia del mio tempo, allora preferisco rimanere travolto dai flutti e perdermi insieme a tutti, perchè vorrebbe dire che l’umanità ha ancora bisogno di morte per la sua risurrezione, per il tempo nuovo della sua storia.
(Sirio Politi)

un'altra storia

Ciascuno di noi ha una lunga storia originale, unica nel tracciato, che porta a monte la decisione efficace di cambiare profondamente la quotidianità, la vita intera, entrando nel mondo “altro” del lavoro: la fabbrica, con i costi che un tale vincolo comportava. Un’esperienza durata tutta la vita lavorativa, fino al pensionamento…
(Roberto Fiorini / Adista, 6.8.2022)

la scelta

E’ sotto gli occhi di tutti che la forma di ministero sacerdotale che evoca i criteri tridentini non tiene più. A suo tempo noi abbiamo accettato fino in fondo il processo di secolarizzazione e siamo entrati in esso. Ormai siamo alla quarta secolarizzazione.
Negli anni ’80 Ernesto Balducci scriveva, riferendosi a Dietrich Bonhoeffer: “In lui, come nei preti operai, la fine della cristianità non era un tragico evento da subire, era un progetto da abbracciare senza riserve e opportunismi. Come risposta evangelica ad una situazione dell’uomo totalmente cambiata”
(Roberto Fiorini / Rocca, 1 maggio 2022)

popolo di Dio

Si parla di Chiesa come popolo di Dio – accento portato dall’America Latina dal pontificato di papa Francesco – a indicare la totalità dei fedeli battezzati che è decisamente più ampia della Chiesa gerarchica. Ma sempre meno si ricordano quei preti che a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso decisero di «farsi popolo» scegliendo di viverne la quotidianità allora più diffusa: quella operaia.
(Il Regno / giugno 2022)

la catena di montaggio

Io lavoro in catena da 11 anni.
In una fabbrica di 70 dipendenti.
I vecchi mi dicevano che “alla catena ci si abitua”.
Io non mi ci sono ancora abituato.
La catena non ha niente di umano.
La si può solo subire. Non ci si può abituare.
Certo, si preferisce non parlarne.
Non ne parlano tra loro coloro che la subiscono.
Non se ne parla fuori.
È come una brutta malattia che è convinzione sociale tacere.
Perché, tanto, non c’è rimedio. Chi ce l’ha se la deve tenere.
(Gianni Belotti / 1988)

esserci

E’ necessario esserci, nascosti come fondamenta.
Continuare, attraverso i mutamenti attuali
della classe operaia e della società.
Esserci, in una vita di militanza.
Ricordare, a tempo e fuori tempo, che non si costruirà nulla
di vero o di durevole senza gli operai…
Sono 45 anni che camminano con i ritmi di una vita nascosta.
Raramente occupano il primo posto sulla scena.
Non fanno parte della “Chiesa-spettacolo”.
Ma ci raccontano la Chiesa, mistero di Dio tra gli uomini.
(Guy Deroubaix, vescovo / dal bollettino dei PO francesi, 1981)

la divisione

Come pretioperai viviamo coscientemente la divisione. Non siamo la divisione, ma conviviamo con essa, con chiara avvertenza. Divisione tra corpo e anima, materia e spirito, dipendenza e soggettività, e divisione nell’umanità tra oppressi e oppressori, popoli sviluppati e popoli oppressi, culture dominanti e culture destinate a scomparire… 
Considerateci “infedeli” allora, non quando non ci trovate in chiesa e in parrocchia, ma quando lasciamo la vita, le sue contraddizioni, le sue lotte fuori della porta di chiesa, quando ci prestiamo a piegare il Vangelo alle condizioni di questo mondo perché nessuno si inquieti.
E Dio sia il solito tappabuchi.
(Luigi Sonnenfeld)

il riconoscimento

Noi vogliamo dire oggi a questi preti che si sono sentiti esclusi che noi rigettiamo tutto ciò che, quarant’anni fa, e ancora oggi, lascerebbe pensare che la condizione operaia sia incompatibile con lo stato di vita del prete.
La legittimità del ministero dei preti “che lavorano manualmente e condividono la condizione operaia” è ufficialmente riconosciuta».
(Commissione Episcopale Francese del Mondo Operaio / 1993)

il viaggio

Allora fu come all’inizio di un viaggio. Non ne conoscevo la strada altro che vagamente come in un sogno. L’avevo intravista soltanto per averne paura, per vederne le difficoltà e forse anche l’assurdo. Ma poi mi decisi di partire e fu come rischiare tutto, gettarsi di là…
La strada è lunga, ma non ha importanza, perché ogni giorno e forse ogni momento la camminiamo tutta, o almeno ogni tanto, fino al punto nel quale capita di accorgersi che si potrebbe anche morire ormai, ciò che conta è non cercare di sapere dove si deve andare.
Perché è nel mistero di Dio che si va,
è logico e giusto che soltanto Lui lo sappia.
(Sirio Politi)

preghiera

…che ci sia il fuoco per chi ha freddo e frutti per chi ha fame,
che ci siano sempre innamorati e vagabondi, il vino e i giochi,
ma soprattutto che non cessi mai nel cuore dell’uomo
la speranza umana,
la solidarietà con gli sfruttati,
la certezza che domani abbatteremo ciò che è vecchio,
per fare la novità del Vangelo.
(Bruno Borghi)

pretioperai

il luogo della memoria dei Pretioperai

Questo sito vuole essere il luogo della memoria del percorso umano e di fede di coloro che in Italia si sono chiamati “preti operai”: due termini inconciliabili, a detta di molti; abbreviato in PO nel linguaggio a noi più familiare.

Essere PRETIOPERAI

“… non è legato al significato letterale delle parole che ci definiscono. Siamo coloro che hanno lo sguardo e parlano la lingua di tutti gli ultimi. Ci troviamo agli incroci e ai punti di confluenza di tutti coloro che recitano la parte del lievito. E che la recitano in una storia nella quale i critici – che raccontano come è andata la rappresentazione – sembrano sempre più interessati a fermarsi sulla massa, dimenticando la lunga avventura del lievito” (Gianni Tognoni).

Certamente è una pretesa eccessiva contenere in un sito web la “memoria dei PO”. Forse è meglio accontentarci di fare una sorta di  archivio degli scritti dei PO. Archivio – anch’esso certamente parziale – che a partire dal 1987 si è materializzato nelle pagine di una rivista, che abbiamo intitolato appunto PRETIOPERAI.

“CUGNO: scarto di legno / ispessito dai colpi sonori
delle robuste mazze del tempo. / Forma insignificante
compressa entro flussi tremendi / di energia gravitazionale.
Non si chiude la storia!” (Luigi Sonnenfeld)

la Rivista

L’ultimo numero: 133

L’avventura di poveri cristiani

Nel settembre dello scorso anno ci siamo ritrovati a Bergamo assieme agli amici per il nostro convegno annuale, l’ultimo di una lunga serie. I vari contributi, raccolti e messi in ordine, servivano alla composizione e alla stampa di corposi quaderni con la copertina rossa, spediti a casa degli abbonati e di altre persone interessate ai nostri discorsi. Ora questa fase si è conclusa, ma non per chiudere i battenti. Le Acli della Provincia di Milano ci hanno fatto il dono di un sito web che serve sia per ospitare le narrazioni della nostra lunga storia, a partire della lunga serie della no­stra rivista Pretioperai, sia come spazio social per portare avanti la nostra ricerca e offrire i contributi che saremo in grado di produrre.
Questo pacchetto di cinque testi, che pubblichiamo insieme, rappresenta la transizione: la continuità di una presenza sul piano dei contenuti e la discontinuità del mezzo…

Ultimi articoli e appuntamenti

Videoteca

Mario Facchini

Mario Facchini

#Pretioperai #Maestri di riferimento #La scelta #Essere prete #Contrasti col Vescovo #Sirio Politi #La Chiesa #Politica #Sindacato #Amore #La Famiglia

Beppe Pratesi

Beppe Pratesi

#Pretioperai #Percorsi #Maestri di riferimento #Le donne #La scelta #Essere prete #Libertà #Contrasti col Vescovo #Sirio Politi

Roberto Sardelli

Durante la nottata in cui un grande temporale che sembrava sollevare nel cielo le baracche come la santa casa di Loreto, un fulmine si abbatté sull’Acquedotto tanto forte da far tremare tutto il borghetto. Il fulmine provocò un’invisibile lesione alla sommità dell’Acquedotto e da qui fuoriusciva di tanto in tanto una goccia d’acqua che incanalandosi attraverso il tetto della baracca di Antonia le portava l’acqua in casa. Gli altri abitanti delle baracche si armarono quindi di uno scalpello pneumatico e forarono la cima dell’Acquedotto, vi introdussero un piccolo tubo di gomma e l’acqua arrivò così in tutte le baracche.
(Roberto se n’è andato il 18 febbraio 2019)

Sandro Artioli

Mi sento invadere da quello stato d’animo diffuso che è proprio di tanti miei compagni: ogni giorno che passa non è un giorno in meno di vita, ma un giorno in meno di condanna da subire. “Anche oggi è andata!”
(La foto è intitolata: “1994: Pasqua nel corpo cilindrico”.
Sandro se n’è andato il 27 marzo 2017)

Mario Colnaghi

“Il problema vero è che la chiesa si riconcili con la classe operaia e allora si riconcilierà anche con i preti operai… i vescovi devono restituire la parola al popolo di Dio”.
(Mario se n’è andato il 30 marzo 2006)

Domenico Boniotti

La Parola mi si è rivelata nella sua potenza di germinazione, di cambiamento, di rimprovero, di crisi, di ricerca, dì coraggio, di timore.
E Dio lo sentivo in me e nella gente come un torrente in piena che sconvolgeva i progetti, che spingeva me ed altri verso lidi nuovi.
(Domenico se n’è andato il 25 giugno 2016)

Renato Pipino

Ho scelto la vita semplice, la vita dei poveri, quando ho avvertito il distacco storico tra la chiesa e il mondo operaio. Non me la sono sentita di restare fuori dallo scontro storico tra operai e padroni, lontano dalla lotta di classe.
(Renato se n’è andato il 21 dicembre 2011)

Bruno Borghi

Ti chiediamo, o Signore,
che ci siano ancora i boschi e gli alberi,
che ci siano uccelli nell’aria,
che la luna e le stelle
siano ancora meraviglie,
che ci sia il fuoco per chi ha freddo
e frutti per chi ha fame,
che ci siano sempre innamorati e vagabondi,
il vino e i giochi,
ma soprattutto che non cessi mai
nel cuore dell’uomo
la speranza umana,
la solidarietà con gli sfruttati,
la certezza che domani abbatteremo ciò che è vecchio
per fare la novità del Vangelo.
(Bruno se n’è andato il 9 luglio 2006)

Giovanni Carpenè

Un trascinatore, una persona che ha sempre sentito fortemente i voti presi in gioventù. Fu un grande sostenitore delle “150 ore”, che consentirono a molti operai di ottenere il diploma della scuola dell’obbligo. A contatto con i carcerati, fu promotore delle prime iniziative per far lavorare anche i detenuti.
(Giovanni se n’è andato il 21 giugno 2018)

Renzo Fanfani

Qualcosa sulla strada di essere figlio di Dio l’ho fatto.
Spero di farne ancora un pezzo
e di affrontare bene sorella morte.
“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, diceva Pavese.
Spero che avrà gli occhi di qualche mia amica
che mi piace… e l’affronterò meglio.
(Renzo se n’è andato il 30 maggio 2017)

Carlo Carlevaris

I lavoratori, la gente semplice che lotta per la propria vita, in difesa e realizzazione dei suoi diritti, divennero per me i testimoni di un Vangelo che molti di loro non conoscevano, ma vivevano così. La scelta del lavoro mi fece “come loro”: compagno. E poi il quartiere, la soffitta di via Belfiore, dove abito ancora oggi…ancora tra la povera gente, quella che oggi viene da lontano, quella che oggi “fa il mestiere” agli angoli delle strade, i ragazzi che vendono droga.
(Carlo se n’è andato il 2 luglio 2018)

Piero Montecucco

Da circa un anno e mezzo lavoro in una piccola fonderia di ottone. Quindici operai, tre padroni, padre e due figli. Si producono parti di impianti idraulici e sanitari, parti di macchine enologiche e da caffé. La domanda di queste produzioni è in continuo aumento, ma il numero degli operai è sempre lo stesso.
Le condizioni di lavoro sono assai disagiate, specialmente per chi lavora ai forni: fatica, calore, gas, rumore rendono il lavoro molto duro.
(Piero se n’è andato il 10 giugno 2021)

Gino Piccio

Aveva una parola per tutti, senza essere assillante. E molta vita vissuta.
Raccontava di quando, novello prete, era andato tra le mondine a fare gruppi di iniziativa popolare; e loro, quasi tutte comuniste, lo prendevano in giro (“Che ci fai tu qui?”). Ma diceva che aveva imparato più da loro che dalla teologia.
(Gino se n’è andato il 10 marzo 2014)

Gianni Belotti

Io lavoro in catena da 11 anni.
In una fabbrica di 70 dipendenti.
I vecchi mi dicevano che “alla catena ci si abitua”.
lo non mi ci sono ancora abituato.
La catena non ha niente di umano.
La si può solo subire. Non ci si può mai abituare.
Certo, si preferisce non parlarne.
Non ne parlano tra loro coloro che la subiscono.
Non se ne parla fuori.
E’ come una brutta malattia che è convenzione sociale tacere.
Perché, tanto, non c’è rimedio. Chi ce l’ha se la deve tenere.
(Gianni se n’è andato il 21 aprile 2014)

Sirio Politi

Io, povero prete dal martello in mano da ormai 25 anni
e con le forze logorate dal camminare gomito a gomito con la gente…
(Sirio se n’è andato il 19 febbraio 1988)

ricordiamo

REDAZIONE

Roberto Fiorini
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tel. 0376 360406 / cell. 331 123 3723
e-mail: robertofiorini37@gmail.com

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