Ho ricevuto da Gianpietro Zago:

CARO LUIGI
ecco il testo che ho inviato a Mons. Zuppi il 3 agosto 2023.
Riscontri non ne ho ancora avuti, ma penso sia dovuto ai suoi molti impegni.
Un augurio affettuoso di SALUTE e SERENITÀ.
Dobbiamo essere fieri di ESSERE VISSUTI PER NIENTE… Solo per il REGNO e la sua giustizia.
Ciao. Grazie.

Gianpietro

Rev. mo MATTEO ZUPPI, Cardinale della ecclesia di Gesù,

sono uno dei pretioperai che l’ha incontrata in Arcivescovado e poi ancora a Bologna il 19 giugno scorso.

Nel nostro primo incontro le ho lasciato due piccoli libri: uno, ‘Racconti di pace’, e l’altro, Carissimi’. Le scrivo per ringraziare della sua riflessione-relazione, dello stile di accoglienza e simpatia con cui rilegge i nostri vissuti di ‘gente di confine’.

Ho iniziato a lavorare nel luglio-agosto 1970 da studente del terzo anno di teologia; ripetei l’esperienza nell’anno successivo.

Terminati gli studi nel seminario di Vittorio Veneto dove ebbi vescovo dal 1959 al 1970 Albino Luciani, ho lavorato senza soste dall’ottobre 1972 al 31 dicembre 2007.

Fui ordinato diacono il 14 luglio 1974 da Mons. Antonio Cunial e rimasi al lavoro. Poi iniziò una lunga stagione che chiamo di ‘parcheggio ecclesiale’ che durò 10 anni. Fui ordinato presbitero il 24 marzo 1984 da Mons. Eugenio Ravignani. Rimane scolpito nel cuore quanto il vescovo disse il giorno dell’ordinazione: “Ho fatto il mio discernimento… rimarrai al lavoro come preteoperaio e sarai segno dell’attenzione e della cura della chiesa diocesana verso il mondo del lavoro”.

Ho saltato il muro senza chiedere garanzie: uno slancio del cuore senza calcoli e nostalgie. Fiero di essere operaio, figlio di operai. Sono uscito per andare verso… sono diventato un fuoriuscito agli occhi di ‘quelli di casa’. Permangono anche oggi nel presbiterio sospetti, rifiuti, incomprensioni. “Nonostante tu abbia lavorato sei un prete bravo…” dice di me l’attuale vescovo.

Sono amarezze, unite alla gioia di una domanda che continua a risuonarmi nel cuore, domanda iniziale dei compagni di lavoro: “PERCHÉ TU VIVI COSÌ?”. Rispondevo e rispondo rinviando alle fonti di tale scelta: il filius dei faber, lo stile di paolo apostolo che lavora con le sue mani “per non essere di peso a nessuno”, l’esperienza dei Piccoli Fratelli di Gesù, la scuola monastica… soprattutto l’ascolto della Parola di Dio, i documenti del Concilio Vaticano 2°, l’amore per il silenzio (lo stare secum), la solitudine, la condivisione della vita di tutti… le lotte, le umiliazioni (due licenziamenti per attività sindacale… il fallimento di una azienda), le ferite della quotidianità, la ricerca sempre di un ET-ET e il rifiuto di ogni AUT-AUT.

36 anni di condivisione della condizione operaia… per niente, solo per il Regno di Dio. Sono anche fuori per scelta dall’istituto per il sostentamento del clero e …pertanto mi devo pagare i contributi del fondo clero!

Confesso che ho vissuto per NIENTE, per il mio SIGNORE, facendo tesoro di quanto don Tonino Bello, conosciuto e frequentato in PAX CHRISTI, ripeteva: “AMA LA GENTE, I POVERI SOPRATTUTTO E GESÙ CRISTO. IL RESTO NON CONTA NIENTE”.

Per anni mi sono chiesto a cosa è servita la mia vita; ora mi chiedo chi servo con la mia vita. Vorrei solo sentirmi dire (e presto): “Vieni, servo buono e fedele…”.

Lei invita a riflettere e a dare un contributo su ‘quale ecclesia’. Sogno una ecclesia che consumi se stessa nell’annunciare l’Evangelo e sparisca come lievito e sale nel cuore della vita di tutti. Viva alla maniera di Giovanni Battista: “È importante che LUI cresca e io diminuisca”.

Sogno una ecclesia che si scarnifichi, si essenzializzi preoccupata di vivere per il Regno di Dio e la sua giustizia.

Sogno una ecclesia che sappia dire con la sua vita: “È RISORTO, RISORGIAMO CON LUI…” e mostri la possibile trasfigurazione del mondo con una presenza/condivisione del quotidiano illuminato dalla luce dei ‘cieli nuovi e terra nuova’.

Sogno una ecclesia obbediente allo SPIRITO DEL RISORTO. La profezia va ascoltata e accolta nel suo tempo: non costruiamo ipocritamente monumenti a coloro che abbiamo ucciso, denigrato, deriso mentre erano tra noi. Non si parli di vita se poi non la rispettiamo sui volti delle persone con i loro vissuti e storie.

Sogno una ecclesia che sa discernere non secondo opportunismi e convenienze ma in ginocchio davanti allo Spirito che si distribuisce come vuole. Sogno quella ‘convivialità delle differenze’ che era tanto cara a don Tonino, che ha saputo praticarla anche a prezzo della sua stessa vita per la pace, per il superamento di barriere e pregiudizi.

Sogno che papa Francesco stabilisca la festa liturgica di GESÙ OPERAIO A NAZARET, FIGLIO DEL FALEGNAME. Lui che “svuotò se stesso… umiliò se stesso”, lui solo modello di vita per ogni battezzato nel suo nome.

Sogno e piango nel silenzio della mia cucina, a Rolle di Cison di Valmarino, in un luogo incantato, circondato da vigne, dalla compagnia dei gatti, delle rondini… visitato da volti di amici e amiche. Sono curato di questa piccola comunità e amministratore parrocchiale di un’altra che si chiama Valmareno di Follina. E sono contento di vivere GRATIS esperimentando la gratuità di tanti.

Non per un bisogno di riconoscimenti ma se una volta papa Francesco volesse nominare anche i pretioperai… sarebbe solo vivere con onestà il cammino sinodale.

Le ho scritto con tanta schiettezza perché non c’è Sinodo senza franchezza e libertà interiore: importante è dire ciò che c’è nel cuore. Solo così il cuore guarisce dalle sue ferite.

GRAZIE, fratello vescovo per quello che sei e fai.

GRAZIE per il tuo impegno di pace: ti affido a don Tonino, a don Lorenzo Milani, a don Primo Mazzolari, a David Maria Turoldo, a Luigi Bettazzi… Sei in buona compagnia dietro a Gesù che ha fatto pace a prezzo del suo sangue.

Se puoi, ricordami nella preghiera e mi fa piacere un piccolo riscontro. GRAZIE DI TUTTO.

Gianpietro Zago
presbitero

ZAGO GIANPIETRO
VIA ENOTRIA 15, ROLLE
31030 CISON DI VALMARINO
(TREVISO)

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