Gianni Alessandria ci ricorda un prete in gamba

Questi pensieri sono il frutto della lettura che ho fatto ultimamente del libro “LETTERE DI UNA GRANDE AMICIZIA”, che racchiude la vicenda umana e sacerdotale di Don Annibale Carletti, prete cremonese, amico intimo e compagno di classe di don Primo Mazzolari. L’autore riprende in mano alcune lettere che il sacerdote cremonese don Annibale Carletti scrisse nel 1919 al Vescovo di Cremona Giovanni Cazzani.

Carletti era un prete innamorato di Cristo, della Chiesa e del sacerdozio, nonostante i suoi tormenti interiori, le idee nuove contro un certo cristianesimo di facciata, le sue parole crude contro un conservatorismo ecclesiale che aveva fatto il suo tempo.
Lottava per la libertà dell’uomo e del cristiano su tutti i fronti: libertà politica, sociale, religiosa, di coscienza.
Più radicale del suo amico don Primo, egli contestava il modo di esercitare l’infallibilità pontificia; richiedeva per i preti la possibilità di esercitare una libera professione per non essere condizionati da nulla nell’esercizio del proprio ministero; sosteneva che le offerte per la messa e i “diritti di stola” trasformavano la celebrazione dei sacramenti in un vero mercato; aveva un concetto così alto del celibato da proporre che fosse opzionale, scelto – come diceva lui – “da quelle anime nobili di sacerdoti che l’avessero vissuto nella sua totalità e integrità”.

Nella lettera che scrive al Vescovo Cazzani il 4 ottobre 1919, sintetizza in cinque punti il suo “riformismo”:

    1. Dare ai sacerdoti una assoluta indipendenza economica permettendo che entrino nelle scuole, nelle fabbriche come organizzatori del lavoro, nei tribunali come difensori della giustizia, negli ospedali come medici; e così soltanto la maggioranza acquisterà una vera indipendenza spirituale.
    2. Emanciparli da quelle leggi disciplinari ed ecclesiastiche che vincolano la loro libertà di bene, la sincerità delle loro idee.
    3. Togliere a loro gli innumerevoli privilegi inerenti al titolo e alla veste; proibire assolutamente che nella chiesa si preghi e si amministrino sacramenti a prezzo di tariffa.
    4. Rendere normale la vita di coloro che hanno già infranto la legge del celibato perpetuo e che non hanno la forza di mantenervisi fedeli senza peccare contro natura.
    5. Abbattere l’imperialismo e l’egoismo religioso e che vorrebbero tutti modellare secondo un tipo unico e che vorrebbero livellare tutte le coscienze e intelligenze.

Don Annibale Carletti fu accusato dal Vescovo Cazzani di modernismo e di apostasia; fu espulso con scomunica latae sententiae dalla Chiesa istituzionale.

Quasi confessandosi, a conclusione di una vita rimasta avvinta dal Vangelo, Carletti dirà: “Nessuno ha mai cercato di leggere in questo libro chiuso la mia avventura di guerra e dopo guerra, tutto il bene e tutto il male che posso aver fatto, ma con l’innocenza dello spirito. Ho avuto il bando da Cremona, regnante Farinacci, e il bando dalla Chiesa, regnante mons. Cazzani.”

Gianni Alessandria

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