Il convegno programmato per il 2020 è ovviamente saltato a causa del Covid-19.
Noi intendiamo riprodurre tra un anno queste pagine
aggiustando semplicemente le date.
Diciamoci dunque arrivederci nel 2021
per incontrarci con Stella Morra,
che ci proporrà la domanda: CON QUALE CRISTIANESIMO…?


dal 28 al 30 maggio 2020 ad ALBINO (BG)
PRESSO LA SCUOLA APOSTOLICA DEI PADRI DEHONIANI


 

Come già negli scorsi anni, cogliamo l’occasione dell’incontro nazionale dei pretioperai, al quale partecipano anche nostri amici, per organizzare un convegno aperto a tutti.

L’intera giornata del 30 maggio 2020 sarà dedicata al tema del Convegno:

CON QUALE CRISTIANESIMO

I pretioperai e gli amici si incontreranno a partire dalle ore 17 del giovedì 28 maggio sino alla conclusione del convegno il 30 maggio.

Giovedì 28 maggio

Dalle 17,30 alle 19,30: incontro tra noi in assemblea con scambio di informazioni e narrazioni su quanto stiamo vivendo a livello personale e nella relazione con gli altri. Dedicheremo una parte del tempo per decidere nel dettaglio il programma del giorno dopo.

Alle ore 20 la cena.

Venerdì 29 maggio

La giornata è dedicata alla riflessione tra noi e alla preghiera condivisa.
Come ormai è consuetudine, le nostre riflessioni avranno come riferimento l’argomento del convegno.

Possiamo considerare il tema sotto due aspetti.

1) Il primo, legato alla nostra storia: la forma della vita e della fede connesse al lavoro, all’umanità in esso incontrata e al punto di vista di chi è interno a meccanismi organizzativi che requisiscono una parte notevole del proprio tempo. Certamente questo inserimento ha rappresentato un “acido corrosivo”, come si diceva un tempo, che ha sciolto la figura tridentina sulla quale eravamo stati plasmati nella nostra formazione con le dinamiche clericali che l’accompagnavano. Ecco, possiamo elaborare in positivo, anche alla luce della situazione attuale, il guadagno di questa purificazione e quello che nel tempo si è sviluppato come fede diventata adulta. Il precedente numero della nostra rivista dedicato a don Carlo Carlevaris e l’editoriale con qualche contributo di questo fascicolo possono essere strumenti utili.

2) Però “Con quale cristianesimo” vuole indicare un campo di ricerca che va oltre la nostra piccola storia. Italo Mancini nel 1978, in una stagione che noi pure abbiamo vissuto collocati dentro il mondo del lavoro, così completava questo titolo: “Con quale cristianesimo si può oggi continuare a credere”.
Già Bonhoeffer a metà degli anni ’30, in pieno nazismo, nel suo libro Sequela scriveva: «Oggi non possiamo più scansare questa questione. È sempre più chiaro che la distretta della nostra chiesa consiste nell’unico problema, di come oggi sia possibile per noi vivere da cristiani».
Presentando una conversazione di Michel De Certeau che risale alla metà degli anni ’70, Stella Morra scrive: «La domanda che Certeau si pone è sempre la stessa: si tratta di sapere come essere cristiani nella società contemporanea, come esprimere un’esperienza comunitaria della fede nel cuore stesso della modernità» (Il cristianesimo in frantumi).

Mi sembra utile ricordare anche Giuseppe Dossetti che nel ’94 diceva: «Non c’è un’età post-cristiana per chi ha fede. C’è un’età che ha un regime mutato, un regime globale – culturale, sociale, politico, giuridico, estetico – non ispirato al cristianesimo: cioè un’età non più di cristianità; questo sì, e di questo dobbiamo convenire. La cristianità è finita! E non dobbiamo pensare con nostalgia ad essa, e neppure dobbiamo ad ogni costo darci da fare per salvare qualche rottame della cristianità». Più avanti denunciava che lo stesso Vaticano II «era stato tutto pensato in regime di cristianità e supponendo ancora un regime di cristianità, dal quale si è allontanato per poche cose […] Questa potrebbe essere la ragione profonda del suo arresto, della sua stasi nell’ordine della ricezione completa e dell’impulso reale dato al popolo di Dio e alle sue guide. Però dopo pochi anni ce ne si accorse facilmente, e intanto maturava in me la convinzione sempre più acuta che fosse necessario risalire alle cause più profonde, e quindi ad un nuovo pensiero, ad un nuovo modo di vivere il cristianesimo: nuovo perché sempre quello, sempre più legato alle sue sorgenti native e sempre più coerente con le sue sorgenti originali» (I valori della Costituzione).

È passata tanta acqua sotto i ponti, da venti anni siamo nel terzo millennio, e questa questione, questo unico problema, non ha perso nulla della sua attualità. Anzi. La presenza di papa Francesco ne ha accentuato l’urgenza.
Di questo parleremo sabato, nel convegno aperto a tutti. Avremo con noi la teologa Stella Morra che insegna teologia fondamentale alla Gregoriana di Roma. Al pomeriggio sul nostro tema ci sarà una tavola rotonda e la teologa sarà affiancata da mons. Gianfranco Bottoni, già responsabile dell’Ufficio ecumenismo e dialogo di Milano, e don Luigi Sonnenfeld, prete operaio della prima ora nella comunità di Viareggio.

Il convegno si aprirà con una videoconferenza del dr Nando Pagnoncelli, che non ha potuto esserci di persona per un contemporaneo impegno professionale a Londra. Con alcune slides presenterà dei tratti della popolazione italiana che danno evidenza e concretezza al tema che stiamo affrontando.


 

IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO

Nel programma 2020 avevamo pensato a

  • due incontri durante la mattinata con la teologa Stella Morra
  • una tavola rotonda nel pomeriggio
    con Stella Morra,
    Mons. Gianfranco Bottoni
    e Luigi Sonnenfeld, preteoperaio

Dovremo riparlarne durante la prossima primavera.
A tra non molto, speriamo!


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