Mario Facchini è un altro prete operaio toscano che ha totalmente condiviso, da vero fratello, le scelte di Beppe.
Riproduciamo qui quanto ha letto durante la veglia per Beppe la sera di mercoledì 17 gennaio.

 

PER BEPPE
Stanotte riaccendendo il fuoco del camino mi sono intrattenuto con te rivedendo insieme la nostra storia.
Ora la tua presenza non e’ più circoscritta dal tuo corpo che ti ha permesso di stare in questo mondo rendendolo più umano e amabile.
C’è un pensiero di Lao Tse che dice: CIÒ CHE PER IL BRUCO E’ LA FINE REL MONDO, IL RESTO DEL MONDO LO CHIAMA FARFALLA.
Ora svolazzi libero tra di noi senza limiti, diffuso come aria, accogliente come madre terra (PACHAMAMA), fecondo come acqua e ci riscaldi con il fuoco della tua attenzione e della tua amicizia.
Questa notte guardando la fiamma e pensandoti non mi venivano le parole; poi lentamente ammirando la legna che bruciava mi e’ affiorato il pensiero della TRASFORMAZIONE della MATERIA IN ENERGIA.
Abbiamo trasformato ciò che la vita ci ha dato.
(Sulla cappa del camino c’è un estratto della preghiera davanti al fuoco di Lanza del Vasto.
Dice:
SIAMO TUTTI VIANDANTI E PELLEGRINI.
ACCENDIAMO UN FUOCO AL CENTRO.
FACCIAMOCI PRESENTI AL PRESENTE.
IL FUOCO E’ IL PRESENTE CHE ARDE E BRUCIA… IL PRESENTE CHE PREGA.
IL FUOCO E’ LA MORTE DELLE COSE MORTE E IL LORO RITORNO ALLA LUCE.
E’ L’APPARENZA CHE SI CONSUMA E LA SOSTANZA CHE APPARE.
E’ LA GIOIA DEGLI OCCHI.)
Ogni persona, senza distinzioni a partire dagli ultimi di questa società, è stata accolta come fratello o sorella.
Il nostro essere preti si è sciolto, mescolandoci, nel lavoro quotidiano con i nostri compagni.
Abbiamo abbracciato la nostra compagna di vita infrangendo il pregiudizio e lasciandoci convertire da lei formando una famiglia in grado di abbracciare ogni creatura.
Il femminile sacro ha rotto l’incantesimo della visione patriarcale che è fonte di violenza e di sopraffazione.
Questo ci ha consentito di interagire con la gerarchia religiosa senza complessi di inferiorità o di sudditanza.
L’ultimo episodio che abbiamo vissuto insieme è l’incontro con il card. Zuppi che ha riconosciuto le nostre storie come parte integrante della vita ecclesiale.
La malattia che ha attraversato la tua vita ti ha reso icona del Cristo sofferente ma ha anche attivato tutti i processi di trasformazione profonda per una umanità nuova e splendente.
E allora… la morte  non è più una condanna, ma un processo per rendere la vita duratura e pervasiva trasmutando il dolore in gioia, la sofferenza in solidarietà.
Le canzoni che abbiamo provato e cantato insieme preparandoci a questo momento di saluto ci ricordano le nostre celebrazioni al Bicchio ma soprattutto esprimono la nostra adesione alla vita che non finisce mai… in letizia.
Grazie Beppe… compagno, amico, FRATELLO.

Mario Facchini

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