La parola a Roberto Fiorini. E poi a Beppe. E infine a Lucia.


 

1) Ciao, Beppe!

Per l’ultimo saluto a Beppe ci siamo riuniti sotto una grande tenda al Compostela Forum presso il Villaggio S. Francesco a pochi km da Borgo S. Lorenzo. Eravamo almeno trecento persone, tutte con un pezzo di storia vissuta con Beppe. Aveva faticato tutta la vita, come racconta la moglie Lucia, e anche il suo ultimo periodo è stato una fatica grande.
Il rito laico si è aperto con il canto che lui aveva scelto: “Quando busserò alla tua porta avrò fatto tanta strada…”. Il figlio Paolo offriva il microfono alle tante persone che hanno preso la parola. Dagli interventi emergeva la sua vita. La carica di affetto e di gratitudine era il clima che si respirava. Per due ore siamo rimasti insieme ad ascoltarci. Ad ascoltare lui.

Ci ha lasciato un messaggio che riportiamo e che ha scritto un anno dopo il nostro penultimo convegno nazionale dei pretioperai tenuto a Bergamo, prima dell’esplosione del Covid, al quale aveva partecipato insieme a Lucia.
Sempre con Lucia è stato presente anche al primo seminario nazionale dei pretioperai organizzato dalla CEI, tenuto a Bologna il 19 giugno dello scorso anno, con la presenza del card. Matteo Zuppi. Non stava molto bene e il suo pensiero fu riportato a voce alta con l’intervento di Lucia.
Qualche giorno prima di lasciarci, nell’ultima telefonata, mi ha chiesto che cosa stavamo facendo noi del gruppo dei pretioperai. Gli ho risposto che eravamo impegnati alla preparazione dei documenti nostri da inoltrare all’organizzazione sinodale della chiesa italiana.

Tornando al commiato nella grande tenda, non è possibile riportare la ricchezza dei numerosi interventi, da parte di familiari e delle altre persone che hanno preso la parola. Eravamo in tre pretioperai (Mario, Luigi e il sottoscritto più Bernardo, vicino a noi e amico di famiglia).
Quando ho preso la parola, portando anche la presenza di altri compagni impossibilitati a essere presenti, ho detto alcune cose molto semplici.

  • Beppe è stato un fiore della “germinazione fiorentina”. Conobbe da vicino don Milani e tutti personaggi che in quegli anni hanno rappresentato una impressionante vivacità nel periodo del post-concilio. Ritengo che la creatività della vita di Beppe abbia avuto alle spalle la presenza di questi numerosi testimoni.
  • La sua vita è stata una parabola evangelica. A lui e a noi è stato chiesto non di raccontare ma di diventare parabole nella nostra esistenza. Tutte le parabole evangeliche sono laiche: il Regno di Dio viene annunciato attraverso le azioni del pescatore, del seminatore, della donna che ha perduto la moneta ecc.
  • La riforma del clero che è mancata dopo il concilio Vaticano II, noi come Beppe, l’abbiamo attuata nella nostra vita di lavoro, di uguaglianza con gli altri lavoratori e con la gratuità del ministero. La riforma l’abbiamo attuata nella nostra vita quotidiana.

In chiusura è stata presentata una grande pagnotta e dopo la preghiera corale del Padre nostro è stata spezzata e distribuita a tutti i presenti che desideravano mangiare di quel pane.

Chiudo con un’espressione finale che mi ha molto colpito: Beppe è stato il Beppe che abbiamo conosciuto perché c’era Lucia. A loro due la parola di conferma.

Roberto Fiorini


2) Il messaggio di Beppe

Prendiamo spunto dall’incontro dell’anno passato in cui la parola “Parabola” aleggiò per tutte le giornate del convegno.
Ci sembra che la storia dei PO si addica bene ad una parabola evangelica e non come taluni sostengono ad una parabola geometrica discendente e magari proprio a fine…
Pensiamo che la vecchiaia, la morte, non chiuda proprio questa storia, anzi possa rafforzarla se la apriamo, la doniamo al mondo invece di tenerla stretta come un nostro tesoro da difendere.
Quindi dovremmo partecipare a più persone possibile (intendiamo con questo farla arrivare ai seminari, ai corsi di teologia, alle parrocchie, al mondo operaio, ai cittadini comuni…) la nostra variegata storia di vita e di spiritualità, come esempio per il futuro della spiritualità universale.

Una parabola non dà la soluzione definitiva, ma è un invito a trovare le proprie, infinite possibilità di declinarla.
Siamo sicuri, abbiamo toccato con mano, che il messaggio evangelico passa agli altri solo se noi siamo capaci di trasudarlo dalle nostre vite, dal nostro modo di essere e di fare.
Siamo stati uomini e donne schierati senza fraintendimenti dalla parte dei poveri, degli oppressi, degli emarginati, dei rifiutati.

Abbiamo interrogato il sociale e la politica chiedendo cambiamenti.
Abbiamo interrogato la Chiesa affinché anche lei facesse grossi passi di cambiamento.
È vero che il cambiamento parte da ognuno di noi per diventare collettivo, ma è anche vero se la politica, il sociale, la chiesa fanno passi avanti questo cambiamento può arrivare a tutti velocemente.

Ci siamo spogliati di tutto ciò che era insito nelle nostre vesti clericali: potere, denaro, onori e siamo diventati comuni cittadini che vivono del loro lavoro come fanno tutti.
Siamo usciti dal sottobosco umiliante e nebuloso delle elemosine…
Essere uomini comuni: questa è stata la nostra sfida e la nostra forza.
Vivere alla pari, vivere del proprio lavoro, senza soldi, né tariffe per i riti religiosi, né percepire l’umiliante congrua…. ci ha resi non più un gradino più alto…

Un profondo senso di giustizia ha animato il nostro agire e le nostre lotte.
E così pure un profondo senso di un messaggio collettivo e non intimista/individualista.

Una grande attenzione alla natura, al creato affinché il rispetto, la non prevaricazione, il non abuso e il non selvaggio sfruttamento siano obiettivi prioritari dell’ieri, dell’oggi, del domani.
La preghiera non solo come contemplazione e adorazione, ma lievito, lotta e vicinanza a tutte le creature, animate e non.
L’accoglienza di tutti gli altri, specie di chi è in difficoltà, è stata la nostra cifra che ha contraddistinto le nostre vite.

Essere Comunità è il nostro modo di vivere.
È la comunità che ci cambia, che trova le soluzioni.
È la Comunità che ci forma, ci rende capaci, e potenti nelle nostre lotte, nel cammino di vita di ognuno di noi, che non può essere un cammino solitario. Insieme è più bello, più efficace, più divertente.
La fratellanza vera con le persone con cui abbiamo lavorato, vissuto, incontrato.
Quella fratellanza che ti porta vicino nel momento del bisogno, che ti fa correre se hai un problema di salute, che ti ospita, che ti sostiene se attraversi momenti di fragilità.
Mi ricordo di aver detto a Martino Morganti quando ormai era quasi a fine e si rincresceva di dar peso a Leo e Carla che lo avevano preso in casa loro: “ma siamo fratelli o no?” Ne restò placato…

Un’altra visione della donna.
È lei il 51% dell’altra faccia, non della luna, ma del mondo. Vogliamo una volta per tutte che ella possa avere il posto, il ruolo, le opportunità, le competenze, il diritto di parità, ma anche di superiorità.
Chi di noi ha vissuto allo scoperto una relazione di coppia e di famiglia, ha attuato coraggiosamente ed onestamente quel cambiamento che da più di mezzo secolo è chiesto alla Chiesa, ossia la libertà di scelta, non l’obbligo al celibato.
È nella libertà che crescono le cose migliori!!!

Il divino è presente…
è terreno… fatto di carne ed ossa… non lassù lontano, perso nei cieli.
È con noi.
È lo spirito buono che riusciamo a trovare in ogni cosa e soprattutto in ogni persona.
Il sacro non è chiuso nei luoghi del culto, ma è ovunque, in ogni angolo del mondo.
Non è chiuso nei gesti e riti religiosi, ma è sparso dove accogliamo, dove nasce un bimbo, dove due sposi iniziano il loro cammino, e in tutti i rivoli dell’umanità e della natura…
I gesti, i simboli, non hanno significato magico, ma dobbiamo tradurli in gesti capaci di arrivare all’altro in modo immediato: mangiamo insieme, condividiamo la difficoltà, ci diamo una mano nelle avversità.

Questo pensiamo sia l’essenza del messaggio di Gesù che non volle templi, non volle sacerdoti, né dominio del sacro, ma una sacralità diffusa, un movimento di presa di coscienza individuale e collettiva portato avanti da uomini e donne capaci, seguendo il suo esempio, di fare cose più grandi di lui…
Questo è anche l’invito dell’ultima cena in cui Gesù dice: guardate me, che prima di sederci a tavola vi ho lavato i piedi, e fate questo in memoria di me.

Beppe Pratesi


3) Il ricordo di Lucia

Abbiamo scritto tempo fa queste righe per ricordare cosa hanno fatto i preti operai di cui tu hai fatto sempre parte.
Ma tu non solo sei stato ed hai fatto tutte queste cose, ma sei stato molto di più.

Sei stato uno sposo dolcissimo sempre pronto per me, per i bambini… sempre attento e premuroso. M’hai aiutata, incoraggiata nei progetti che volevo realizzare.
Sei stato l’uomo che tutte le donne vorrebbero avere accanto…
Sei stato amore, gioia, sicurezza… e tanti, tanti progetti abbiamo condiviso e realizzato insieme.
Sei stato padre amoroso, attento, sempre disponibile, giocherellone e hai insegnato tantissime cose ai tuoi ragazzi. Gli hai trasmesso l’interesse per la lettura, la musica, il canto, la pittura, la poesia, la politica e li hai lasciati liberi nelle loro scelte…

Sei stato anche poeta, poeta popolare naturalmente e dallo spirito Mugellano.
Le tue poesie hanno allietato eventi familiari belli, ma anche quelli difficili. Una poesia per tutti, parenti e amici e per ogni occasione.
Hai trasmesso questa vena così bene che la Giulia ti ha superato!!

Sei stato amico di tutti, nessuna persona che hai incontrato nella vita ti è stata indifferente: per tutti hai fatto qualcosa.
Sei stato anche un bravo muratore di cui tuo padre mastro muratore può andare fiero: hai ristrutturato tutte le tante case dove siamo stati: alla polla del morto, a Pattara, a Bozzano, a Pappiana, alla Tirignana, a Mucciano.
E poi ne hai costruite due di sana pianta, una per l’età adulta ed una a piano terra per la vecchiaia.
Sei stato operaio, contadino, orto-flore-vivaista e ti sei dovuto riconvertire giardiniere quando all’alba dei 60 anni i lavori dell’alta velocità ti hanno portato via l’acqua dalla gora con cui irrigavi campi e serre.
Tutto questo con lo studio, la forza di volontà e una grande fiducia nella vita.

Sei stato nonno amoroso e zio particolare sempre contento di avere intorno bambini con cui giocare, insegnare magie, cantare, costruire, e trasmettere tutti i tuoi saperi: dal saper riconoscere le stelle del firmamento, alle favole di Fedro, alle poesie di Rodari, alle tantissime novelle, a piantare e trapiantare piantine dell’orto, patate, pomodori e all’andare a pescare!!
Tutti i nipotini, compresi i tanti nipoti di tutto il nostro tanto parentado, ti ricordano come lo zio buffo con cui ci si diverte. E si imparano tante cose.!! e anche tanti altri bambini che hai conosciuto!!

Sei stato importante nella vita di tutti noi, bambini, giovani, adulti, anziani.
A tutti hai donato qualcosa d’importante.
A Paolo hai trasmesso la tua calma, il saper ascoltare, l’accogliere le persone e tante passioni: murare, lavorare il legno, l’agricoltura e tanta fantasia.
A Monica hai donato l’essere gioiosa, attenta alle persone, essere amorevole ed avere tanto estro e creatività in tutto.
A Caterina l’essere generosa, la sua precisione, il grande talento del canto, il suo grande senso di responsabilità e la sua facilità di rapportarsi con gli altri.
E Giulia che è stata la tua, la nostra piccola, ha preso da te l’estro poetico, la calma nelle situazioni difficili, l’attenzione alla sofferenza e la passione per l’arte e la bellezza.
Per Maria sei stato il suo Babbone!! che le pagavi sempre i cappuccini e i debitucci…

Anche per tutti i tuoi parenti, che sono tanti, tanti quasi più dei miei, sei stato per loro importante. in particolare per la Paola, Stefano, Leonardo e Silvia.
Per Simone e Leila, per Silvia e Manuel, per Paolina, Stefano e Emma, che ti sono stati sempre cari.
Ma anche per i tanti, tantissimi amici, sparsi un po’ per l’Italia e per il mondo.
Quante persone hai incontrato nella vita: è difficile farne il conto. Tutte avrebbero cose importanti da dire.

Quante lotte, quante battaglie hai combattuto!!
Hai battagliato per la scuola pubblica, per una scuola che accolga, che includa, che appassioni che non crei scarti.
Sulla scia di Don Lorenzo Milani tuo amico.
Erano gli anni della riforma dei decreti delegati.

Hai lottato contro il nucleare e per rendere denuclearizzate le varie zone del nostro paese.
Hai lottato contro le armi, contro tutte le guerre e hai chiesto a gran voce a chi produce armi di riconvertire le fabbriche in industrie di prodotti per il benessere dei cittadini.
Se non ci sono armi non ci sono guerre. Il tuo simbolo era quello del fucile spezzato.
Tutte queste cose oggi tornano di una attualità sconvolgente!

Hai lottato per i diritti
– dei disabili
– dei malati
– degli omosessuali
– delle donne
– per i diritti civili:
. diritto alla casa
. diritto al lavoro dignitoso
. per il diritto al divorzio, all’aborto, alla morte assistita, alla scelta del fine vita.

Hai lottato per i diritti dei nomadi.
La salute mentale è stata un terreno di lotta durato tutta la tua vita.
Hai sperato di cambiare la mentalità di cura delle persone con disturbo mentale accogliendole, rendendo loro dignità, protagonismo e ruolo e diritto all’abitare ed al lavoro.

Hai amato la terra, la natura, le piante, gli alberi e gli animali, tutte le creature animate e non…
Hai lottato per la salvaguardia dei semi che le multinazionali se ne appropriano tramite i brevetti e presto non saremo più proprietari di nessun seme.
Quindi potremmo essere ricattati e addirittura affamati.
Hai chiesto che per i semi non sia possibile brevettarli perché appartengono alla natura per sfamare il mondo intero!!
Hai lottato contro i fertilizzanti pericolosi, i diserbanti che intossicano, avvelenano non solo il terreno e le falde, ma anche i prodotti che mangiamo.
Hai lottato per l’acqua pubblica. Anche l’ acqua è un bene comune che va salvaguardato e non dato in pasto per pochi spiccioli alle multinazionali, perché se vogliono possono anche loro assetarci..!!
L’acqua sarà il petrolio del futuro.

Acqua, aria, semi, terra sono da proteggere come beni comuni per l’umanità.
Quanto bene hai voluto alla natura! L’hai adorata quando stavi chino e sudavi a zappare, piantare e trapiantare.
Quanta preghiera usciva dal tuo cuore, dalla tua anima!!
Quante volte cantavi “laudato si’ mi Signore…”

Hai lottato contro la finanza che domina e controlla il mondo e rende schiava anche la politica che non ha più sovranità nei vari paesi.
Ora il gioco ha intrappolato anche tanti ignari cittadini che con gli investimenti pensano di migliorare la loro situazione economica e non si rendono conto che invece è un gioco sporco.
Hai lottato contro una economia capitalista dove conta solo il guadagno, il denaro. È un’economia che crea disuguaglianze, povertà, guerre e morte. Tu volevi invece una economia solidale basata sulla solidarietà, la distribuzione di beni e ricchezze fra tutti i cittadini del mondo in modo il più equo possibile…

Nella vita hai accolto sia in casa, sia sul lavoro, tante persone bisognose di ascolto, di affetto, di trovare il lavoro giusto o di essere in un momento di riflessione, di svolta della propria vita.
Una famiglia grande allargata a chi aveva bisogno.
Condividere questo è stata la forza della nostra unione.

Insomma hai avuto una vita piena di amore, di fratellanza, di amicizia, di senso di giustizia, di pace e di impegno per migliorare il mondo, tutto fatto con spirito di dono e di gratuità!!
Tante altre cose belle potremmo dire su di te, ma quello che mi preme oggi dire è che sei stato un sacerdote che si è spogliato di tutti i privilegi e di tutto il potere che la Chiesa e lo Stato conferiscono a questa figura!
Sei stato umile fra gli umili, povero fra i poveri, come lo fu Gesù di Nazareth, che ti piaceva tanto, e come lui non hai voluto né templi, né riti, né fasti, né onori.
La Chiesa che avrebbe dovuto considerarti un esempio di sacerdote da seguire ti ha invece considerato uno scarto da ignorare.
E invece noi che ti abbiamo conosciuto bene abbiamo capito il tuo valore e compreso che se tutti i preti fossero come te forse un mondo più amorevole, più giusto, più fraterno, più in pace sarebbe più vicino!!

Allora voi giovani che siete qui, prendete esempio da questo piccolo, umile, grande uomo e sacerdote, affinché possiate fare cose più grandi di lui!

Ti porteremo sempre tutti nel cuore nostro amatissimo Beppe!!!

Lucia Frati


 

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